ragionedonna
mercoledì 18 settembre 2013
venerdì 1 marzo 2013
La RagioneDonna del XVIII secolo ai legislatori del XXI
DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELLA DONNA E DELLA CITTADINA
Da decretarsi da parte dell'Assemblea nazionale nelle sue ultime sedute o in
quella della prossima legislatura.
Preambolo
Uomo, sei tu capace di essere giusto? Chi ti pone questa domanda è una donna:
questo diritto, almeno, non glielo toglierai. Dimmi. Chi ti ha dato il potere sovrano di opprimere il mio sesso? la tua forza? le tue capacità? Osserva il creatore nella sua saggezza; percorri la natura in tutta la sua grandezza, alla quale sembri volerti avvicinare, e dammi, se ne hai il coraggio, un esempio di questo potere tirannico.
Risali agli animali, consulta gli elementi, studia i vegetali, getta infine uno sguardo su tutte le modificazioni della materia organizzata; e arrenditi all'evidenza, quando io te ne offro il modo. Cerca, scava e distingui, se puoi, i due sessi nell'amministrazione della natura. Ovunque, li troverai confusi, ovunque essi cooperano in armonioso insieme a questo capolavoro immortale!
Soltanto l'uomo si è creato alla meno peggio un principio di questa eccezione.
Bizzarro, cieco, gonfio di scienza e degenerato, in questo secolo di luce e di sagacità, nella più crassa ignoranza egli vuole comandare da despota su un sesso che ha ricevuto tutte le facoltà intellettuali; che vuole usufruire della rivoluzione e reclamare i propri diritti all'uguaglianza, per non dire di più.
Le madri, le figlie, le sorelle, rappresentanti della Nazione, chiedono di essere
Le madri, le figlie, le sorelle, rappresentanti della Nazione, chiedono di essere
costituite in assemblea nazionale. Considerando che l'ignoranza, l'oblio o il
disprezzo dei diritti della donna sono le sole cause delle sventure pubbliche e della
corruzione dei governi, esse hanno deciso di esprimere in una solenne dichiarazione,
i diritti naturali, inalienabili e sacri della donna, affinché tale dichiarazione,
costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, ricordi loro
continuamente i loro diritti ed i loro doveri, affinché gli atti del potere delle donne, e
quelli del potere degli uomini, potendo essere in ogni momento paragonati con il
fine di ogni istituzione politica, siano per ciò stesso più rispettati, affinché le
rivendicazioni delle cittadine, fondate d'ora in avanti su principi semplici ed
incontestabili, siano sempre volte al mantenimento della costituzione, dei buoni
costumi, e al bene di tutti.
Pertanto, il sesso che è superiore per bellezza, come anche per coraggio nelle
sofferenze materne, riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell'Essere
supremo, iseguenti Diritti della Donna e dellaCittadina.
lunedì 17 settembre 2012
IV convegno di Filosofia per la vita a Verona
La
Società delle Lettere delle Arti delle Scienze
promuove il
IV CONVEGNO DI FILOSOFIA PER LA VITA
VENERDI 12
OTTOBRE 2012 – ORE 16.30 - 19.30
Aula Consiliare Giovanni Paolo II - Loggia di Fra’ Giocondo -
Piazza dei Signori – Verona
POIESIS
La creatività,
centro della persona
La partecipazione al convegno, libera e gratuita,
è valida
come formazione per i docenti di ogni ordine e grado
di Verona e Provincia
Decr. 20 luglio 2012
MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITÀ E DELLA RICERCA
UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE PER IL VENETO DIREZIONE
GENERALE
Programma
Apre i lavori il prof.
Flavio Quarantotto
direttore Società delle Lettere delle Arti delle
Scienze
Introduzione di Anna Pacifico
scrittrice - direttrice
del “Centro di Filosofia per la vita”
presidente SLAS Veneto
L’utilità dell’inutile, il fare disinteressato e la gioia
di vivere
prof. Agostino Portera
direttore Dipartimento di Scienze dell'educazione e
Centro Studi Interculturali
Università
degli Studi di Verona.
La creatività negata
prof. Angiolina Martucci Lanza
grecista – formatrice
- presidente del AICC e del CLE
Conduce il dibattito
Anna Pacifico
__________________________________________
In collaborazione
con
Centrum
Latinitatis Europae - Centro Italiano di Cultura Classica ARS Italianfeltacademy
Riguardo al Mito della Grande Madre
La filosofia della "Grande
madre mediterranea" pare che sia, stando ad alcune tesi in
circolazione, adottata
dagli uomini mafiosi e vicini alla mafia".
Personalmente dissento, e vado ad esporre la mia concezione al riguardo.
Personalmente dissento, e vado ad esporre la mia concezione al riguardo.
La 'madre del mafioso',
diversamente dallo stereotipo della madre mediterranea, è il condensato estremo
della donna forgiata a supporto del dominio maschile di ogni epoca e società e,
nella fattispecie, il risultato della sublimazione distorta del materno della
mente criminale maschile.
Simili donne del sud Italia, al pari di quelle delle aree più represse e depresse del mondo, hanno vissuto e vivono da secoli in condizioni di vera e propria segregazione nell'ambito ristretto della famiglia di stampo patriarcale, dove il ruolo di procreazione e protezione della prole (patrimonio della successione paterna, strumento di politiche matrimoniali, di difesa e prova di onorabilità) è ritenuto dai maschi unico e primario.
Cresciute nell'ottuso e reprimendo mondo dei potentati dominanti, di padri, mariti e fratelli, riconosciute esclusivamente per le mansioni relative al governo della casa e della famiglia e cresciute quasi sempre nell'ignoranza totale, le donne, mogli, madri, sorelle e figlie di uomini, facenti parte le organizzazioni criminali, hanno assecondato e accettato sin dall'infanzia l'ordine comunitario organizzato dai loro maschi, fondato sulla lotta costante di famiglie rivali, entro il quale vige la legge del più forte e del più spietato.
Solo i maschi infatti ne sono i capi; decretano ruoli, mansioni e condanne entro i clan, si macchiano dei più orrendi crimini e conducono gli affari. Donne capoclan non se ne sono mai viste, dal momento che, libere nel potere decisionale, non potrebbero che mettere a rischio il 'sistema' di rigide regole gerarchiche su cui il clan è costruito, in base alle quali chi 'sgarra' è un traditore e merita di essere ucciso. Le madri non ucciderebbero mai i propri figli. Queste, invece, sono talmente irretite dalle leggi sanguinarie dei capi da dover accettare con rassegnazione la morte dei propri figli anche per mano dello stesso padre o di un membro della propria famiglia, fino a divenire complici inermi.
L'antico diritto del pater familias è come se non fosse mai decaduto. Il principio di dover 'donare i figli alla patria ( = clan)' è ben noto, consono a tutte le società militarizzate di vecchia e nuova concezione. Ad una madre, infatti, un mafioso chiede di educare i figli con durezza, a rispettare il padre e ad essere fedele al codice mafioso. Le donne sono di fatto ritenute sempre inferiori dagli uomini che delinquono, salvo a coinvolgere come manovalanza all'occorrenza quelle più 'dotate' e convinte. Generalmente esse sono concepite come 'la parte pulita' cui è affidata la cura della casa e il compito di partorire figli, possibilmente maschi.
L'espressione 'figlio di puttana' o 'di buona madre' meriterebbe un'attenta analisi, per meglio decifrare il valore attribuito alla madre dall'immaginario del maschio facente parte di una qualsiasi organizzazione criminale. Potrà variare da quello di 'donna priva di scrupoli' a quello che vuole attribuirle doti sessualmente apprezzabili. Qualsiasi sfumatura di significato si provi a chiedere a un maschio ne risulterà che questa espressione è sempre finalizzata ad attribuire a se stesso doti di massima spregiudicatezza o
scaltrezza. È evidente l'ambiguità sulla quale gioca il termine e, di rimando, l'immaginario maschile e dell’uomo deviato: la madre dev'essere tanto sottomessa quanto 'tosta, piacente e furba'. Spetterà al maschio più forte e abile scegliersi la migliore e 'domarla' per dominarla ( se non è stata già cresciuta e 'formata' nel rispetto del maschio padre-marito). I capi, di fatto, oltre a sposare le donne più ricche, più belle o più scaltre del paese, il cui peso sociale può accrescere la loro stima all'interno del clan, ne dovranno necessariamente esaltare la figura per 'riflesso'. La propria madre, figlia o sorella è la sola onesta, oggetto di sacro rispetto, difesa, 'beatificata' , mentre le altre donne sono tutte 'puttane'. Se per il padre mafioso,
inoltre, le figlie sono ritenute merce di scambio, se non di peso, soltanto il figlio sarà l'erede legittimo all'interno del clan, un supporto sicuro e fedele che gradualmente potrà meritare posti sempre più di rilievo entro la gerarchia della famiglia mafiosa.
L'immagine della Madonna, poi, alla quale il mafioso si dichiara devoto, talvolta con modalità di fanatismo maniacale (come alla santità in generale) non è che la proiezione sul piano psicosociale della propria madre, che di sicuro è stata per lui l'unico affetto sincero e indiscusso di cui egli mai si sia potuto fidare nella sua pur sciagurata esistenza. Il ‘Mammasantissima' si pone al vertice, degno della massima venerazione e devozione da parte di tutti i membri del clan. Egli rappresenta la massima bontà e il sommo bene, fermo poi ad agire nelle sue piene facoltà di uomo. Sarebbe inimmaginabile un uomo che si ponesse al pari
del Padretrerno. Il Padre terreno, tra l'altro, il maschile se lo è già assicurato con la figura del Papa. Non restava che trovare una figura di riferimento che potesse rappresentare una Madre in terra. Quale allegoria migliore per un uomo che 'nutre' e provvede amorevolmente alla comunità?
Simili donne del sud Italia, al pari di quelle delle aree più represse e depresse del mondo, hanno vissuto e vivono da secoli in condizioni di vera e propria segregazione nell'ambito ristretto della famiglia di stampo patriarcale, dove il ruolo di procreazione e protezione della prole (patrimonio della successione paterna, strumento di politiche matrimoniali, di difesa e prova di onorabilità) è ritenuto dai maschi unico e primario.
Cresciute nell'ottuso e reprimendo mondo dei potentati dominanti, di padri, mariti e fratelli, riconosciute esclusivamente per le mansioni relative al governo della casa e della famiglia e cresciute quasi sempre nell'ignoranza totale, le donne, mogli, madri, sorelle e figlie di uomini, facenti parte le organizzazioni criminali, hanno assecondato e accettato sin dall'infanzia l'ordine comunitario organizzato dai loro maschi, fondato sulla lotta costante di famiglie rivali, entro il quale vige la legge del più forte e del più spietato.
Solo i maschi infatti ne sono i capi; decretano ruoli, mansioni e condanne entro i clan, si macchiano dei più orrendi crimini e conducono gli affari. Donne capoclan non se ne sono mai viste, dal momento che, libere nel potere decisionale, non potrebbero che mettere a rischio il 'sistema' di rigide regole gerarchiche su cui il clan è costruito, in base alle quali chi 'sgarra' è un traditore e merita di essere ucciso. Le madri non ucciderebbero mai i propri figli. Queste, invece, sono talmente irretite dalle leggi sanguinarie dei capi da dover accettare con rassegnazione la morte dei propri figli anche per mano dello stesso padre o di un membro della propria famiglia, fino a divenire complici inermi.
L'antico diritto del pater familias è come se non fosse mai decaduto. Il principio di dover 'donare i figli alla patria ( = clan)' è ben noto, consono a tutte le società militarizzate di vecchia e nuova concezione. Ad una madre, infatti, un mafioso chiede di educare i figli con durezza, a rispettare il padre e ad essere fedele al codice mafioso. Le donne sono di fatto ritenute sempre inferiori dagli uomini che delinquono, salvo a coinvolgere come manovalanza all'occorrenza quelle più 'dotate' e convinte. Generalmente esse sono concepite come 'la parte pulita' cui è affidata la cura della casa e il compito di partorire figli, possibilmente maschi.
L'espressione 'figlio di puttana' o 'di buona madre' meriterebbe un'attenta analisi, per meglio decifrare il valore attribuito alla madre dall'immaginario del maschio facente parte di una qualsiasi organizzazione criminale. Potrà variare da quello di 'donna priva di scrupoli' a quello che vuole attribuirle doti sessualmente apprezzabili. Qualsiasi sfumatura di significato si provi a chiedere a un maschio ne risulterà che questa espressione è sempre finalizzata ad attribuire a se stesso doti di massima spregiudicatezza o
scaltrezza. È evidente l'ambiguità sulla quale gioca il termine e, di rimando, l'immaginario maschile e dell’uomo deviato: la madre dev'essere tanto sottomessa quanto 'tosta, piacente e furba'. Spetterà al maschio più forte e abile scegliersi la migliore e 'domarla' per dominarla ( se non è stata già cresciuta e 'formata' nel rispetto del maschio padre-marito). I capi, di fatto, oltre a sposare le donne più ricche, più belle o più scaltre del paese, il cui peso sociale può accrescere la loro stima all'interno del clan, ne dovranno necessariamente esaltare la figura per 'riflesso'. La propria madre, figlia o sorella è la sola onesta, oggetto di sacro rispetto, difesa, 'beatificata' , mentre le altre donne sono tutte 'puttane'. Se per il padre mafioso,
inoltre, le figlie sono ritenute merce di scambio, se non di peso, soltanto il figlio sarà l'erede legittimo all'interno del clan, un supporto sicuro e fedele che gradualmente potrà meritare posti sempre più di rilievo entro la gerarchia della famiglia mafiosa.
L'immagine della Madonna, poi, alla quale il mafioso si dichiara devoto, talvolta con modalità di fanatismo maniacale (come alla santità in generale) non è che la proiezione sul piano psicosociale della propria madre, che di sicuro è stata per lui l'unico affetto sincero e indiscusso di cui egli mai si sia potuto fidare nella sua pur sciagurata esistenza. Il ‘Mammasantissima' si pone al vertice, degno della massima venerazione e devozione da parte di tutti i membri del clan. Egli rappresenta la massima bontà e il sommo bene, fermo poi ad agire nelle sue piene facoltà di uomo. Sarebbe inimmaginabile un uomo che si ponesse al pari
del Padretrerno. Il Padre terreno, tra l'altro, il maschile se lo è già assicurato con la figura del Papa. Non restava che trovare una figura di riferimento che potesse rappresentare una Madre in terra. Quale allegoria migliore per un uomo che 'nutre' e provvede amorevolmente alla comunità?
Il 'legame di sangue', pertanto, non è per
nulla lascito di derivazione materna, ma un rito di antichissima
matrice guerriera a carattere tribale, finalizzato a sancire un patto di fedeltà pensato come cruento, come si dice,'fino all'ultimo sangue',ovvero, per sempre e ad ogni costo.
Il detto 'ogni scarrafone è bello a mamma sua', infine, non ha niente a che vedere con la deroga o l'infrazione alle regole del padre (magari in questo caso lo fosse!), ma più nobilmente con l'amore di ogni madre per i figli, siano essi belli brutti, intelligenti o no. In definitiva, il detto condensa la capacità incondizionata delle madri di prendersi cura e di provare tenerezza per i piccoli che le vengono
affidati, anche se non li ha messi al mondo. Questo al sud tutti lo sanno. Le madri dei mafiosi, semmai, andrebbero a confermare questo detto. Se poi tacitamente condividono, soffrono o meno, occorrerebbe indagare a livello individuale, sulla base di quanto qui esposto, in merito alla consapevolezza che le madri riescono ad acquisire nell'arco della loro vita di 'donne al servizio della mafia'.
matrice guerriera a carattere tribale, finalizzato a sancire un patto di fedeltà pensato come cruento, come si dice,'fino all'ultimo sangue',ovvero, per sempre e ad ogni costo.
Il detto 'ogni scarrafone è bello a mamma sua', infine, non ha niente a che vedere con la deroga o l'infrazione alle regole del padre (magari in questo caso lo fosse!), ma più nobilmente con l'amore di ogni madre per i figli, siano essi belli brutti, intelligenti o no. In definitiva, il detto condensa la capacità incondizionata delle madri di prendersi cura e di provare tenerezza per i piccoli che le vengono
affidati, anche se non li ha messi al mondo. Questo al sud tutti lo sanno. Le madri dei mafiosi, semmai, andrebbero a confermare questo detto. Se poi tacitamente condividono, soffrono o meno, occorrerebbe indagare a livello individuale, sulla base di quanto qui esposto, in merito alla consapevolezza che le madri riescono ad acquisire nell'arco della loro vita di 'donne al servizio della mafia'.
venerdì 1 giugno 2012
L' Europa che pensava una donna
E’ istituita un’azione comunitaria denominata “Capitale europea della
cultura” che ha lo scopo di valorizzare la ricchezza, la diversità e le
caratteristiche comuni delle culture europee e di contribuire a migliorare la
comprensione reciproca tra i cittadini europei.
Maria Amalia Mercouri
(1920-1994) attrice, cantante e politica greca, allora Ministro della cultura,
lanciò l’iniziativa il 13 giugno del 1985, e la Grecia, oggi deprecata dai
massimi sistemi della BCE, fu con Atene la prima Città europea della cultura.
Fu per creare valore aggiunto a
queste realtà di popoli diversi e di diverse culture che la Mercouri pensò il
progetto, fedele all’essenza della filosofia greca e alla radice del popolo
greco, fusione di identità diverse e di diversi apporti culturali. Provo a pronunciare la parola FILOSOFIA, pur sapendo quanto alle menti
votate alle discipline economiche il termine suoni spesso vuoto e privo di
consistenza. Provo a gettare il seme di una Filosofia per la vita, capace, come io credo, di salvarci
dall’azione distruttrice dell’idealismo
dell’appetenza e indirizzarci sulla strada opposta, quella volta a costruirCI
prima come persone e poi come persone atte ad un’impresa. Il maggior valore (il
più alto valore economico!) sarà sempre l’uomo o la donna che c’è dietro
all’impresa. Questo vale per la storia dei popoli come per la storia europea.
Che idea di Europa, e quale obiettivo si prefiggono la
cancelliera tedesca Angela Merkel, ‘la donna più potente al mondo’ e la BCE?
Forse quello di raggiungere un personale successo per
passare alla storia, o di vincere la guerra, in piena condivisione degli
antichi bellicosi sogni virili? Se è così che stanno le cose, a nulla varranno
tutte le Capitali europee della cultura, se non a confermare l’ennesimo
gigantesco fallimento nella storia
dell’UE. Storia di fallimenti quella europea, come scrive la Zambrano, in cui i minimi successi sembra che
permettano ai fallimenti di andare avanti
.
Salviamo la Grecia
Quanto il tuo nome è vivo
nel mio sangue, Ellade nuda!
L’inganno ti ferisce, il tradimento
spezza il cuore della bianca Europa
rapita da un altro più temuto Giove
Ci offrono un mito incandescente:
Tutti entrano nel suo tempio oggi,
senza ritegno!
Ci hanno tolto persino il pianto questi
dei
immolati per un sacrificio immondo,
non ci resta che invocare Eros
affinché li spogli tutti delle loro armi!
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