venerdì 2 dicembre 2011

Scrivi il tuo articolo per una Costituzione dei viventi

 Interrogarsi sul nostro sentire la vita nell’era della mondializzazione delle culture, rilevarne le incongruenze, le distorsioni o registrarne i punti valoriali, è lo scopo di questi convegni da me denominati di Filosofia per la vita (atti su www.annapacifico.it)
Sin dal primo incontro, dell’ottobre 2009, ho desiderato ribadire con forza il principio che fa della Filosofia una scienza per la vita, nel senso del sostegno e della durata: la necessità di conoscere come facoltà imprescindibile dalla capacità di sentire, propria di ogni essere vivente.
 Si partì dal considerare la filosofia il linguaggio pedagogico per eccellenza, praticabile nella forma della Philosophy for children fondata negli anni ’70 da Matthew Lipman; il professor Vincenzo Sarracino e la professoressa Maura Striano, intervenuti al I convegno, diedero conferma del fatto che la filosofia non può essere concepita come un sapere formalizzato, ma come una pratica riflessiva, sostenuta da un peculiare metodo di indagine che è possibile acquisire attraverso l’esperienza, a partire dall’infanzia, e che assume carattere performativo.
Lo scorso anno, un’indagine sul ‘nuovo’ ci ha mostrato come la riflessione odierna sia orientata a una dura critica di tutte quelle concezioni metafisiche, teleologiche o escatologiche che possono essere variamente ricomprese sotto l’espressione di “filosofie della storia”.  Se decostruzione, negazione e perdita dei fondamenti sono necessari a costruire il nuovo, secondo Agnes Heller, come ebbe a esporre la professoressa Brenda Biagiotti, studiosa e traduttrice del pensiero della filosofa ungherese, è stato il pensiero di Simone Weil, introdotto dal prof. Giuseppe Goisis, a riproporsi con forza nel dibattito sulla modernità (pur a distanza di più di sessant’anni dalla scomparsa della Weil). La ragione della forza vitale del pensiero weiliano è rintracciabile nel’invito a risignificare e a ricollocare le tradizionali categorie filosofiche in un orizzonte complessivo sempre nuovamente elaborato: dopo la disgiunzione, si tratterebbe di ricomporre anzitutto in noi stessi un nuovo linguaggio, nuovi schemi di pensiero, mettersi a rivedere tutte le nozioni.
Ma, a partire da dove?
La risposta che sento, e che per avversione a ogni apodissi rimetto al dibattito di questo III convegno, è: a partire dal mondo in cui viviamo, ovvero dalla Natura, nella quale siamo ‘radicati’.
Non fu Intorno alla Natura che si alimentarono le prime scintille del sapere filosofico? La dea, ricordiamo, avverte Parmenide che l’errore risiede nell’ammettere il non essere. Ella, in sintesi (o ad orientare interpretazioni confuse al riguardo), ammonisce il filosofo che ogni cosa va ricondotta e reinterpretata nell’essere, e che il pensiero dei mortali tende a separare e ad opporre ciò che in realtà è tutto uguale nell’essere (comprensivo di vita e morte). Lo stesso apparire, ad esempio, è esistenza delle apparenze, data nell’ambito e nella dimensione dell’essere.
Emblematica l’asserzione di Leonardo da Vinci, nel suo Codice Atlantico, riguardo al carattere identitario della Natura, riscontrabile nella sua straordinaria efficienza: Tutto proviene da tutto; tutto è fatto di tutto; tutto si trasforma in tutto; poiché tutto ciò che esiste negli elementi è fatto di tali elementi.
 


Eppure, sembra proprio che l'essere umano non tenga in alcuna considerazione tali conquiste del pensiero filosofico, dal momento che continua a procurare danni all’ambiente in cui egli stesso vive. Invece, noi non siamo semplicemente parte della natura, bensì siamo "radicati" nella natura, ovvero, siamo natura; sentiamo per il nostro essere costruiti esseri innanzitutto sensienti, al pari dei vegetali e degli animali. E questa ‘sensibilità’ è di fatto una qualità corporea entro e per la quale si attiva il pensiero, senza separazione alcuna. Ecco il motivo per cui l’agire politico-economico delle società e della sua ripercussione sulla gestione delle risorse del pianeta si inscrive necessariamente in una logica di Filosofia per la vita.
Una riflessione più aggiornata, in merito ad una migliore interazione tra gli esseri viventi rivela esperimenti in atto basati sul principio che tutti i sistemi naturali del nostro pianeta sono in grado di rinnovarsi e di generare la vita. (l’ecologo E. Odum la definì life-support system - v. Gunter Pauli , Blue Economy, ed.Ambiente). In considerazione del fatto che l’azione umana sull’ambiente è stata improntata, a partire grosso modo dalla Rivoluzione francese ad oggi, alla conquista di ciò che non possediamo, e ad imporre alla natura tutta i più astrusi artifici partoriti dalla mente umana, al fine di sottrarle risorse utili al benessere esclusivo della specie umana, è facile comprendere la necessità di una "Carta dei diritti di tutti i viventi".
L'esperienza vissuta, in particolar modo dalla mia generazione (anni ‘60), nella piena consapevolezza della trasformazione tuttora in atto, testimonia quanto risultino irrealistiche e, pertanto contrarie alla vita , le scelte volte all'incremento dell’industrializzazione prima e allo sviluppo tecnologico poi. Il danno maggiore continua a produrre le crisi che ci attanagliano, cui ci affanniamo a porre rimedio: la diseguale distribuzione della ricchezza sul pianeta; l’Istituto Mondiale per la ricerca sull’economia dello sviluppo evidenzia che meno della metà della popolazione mondiale detiene circa l’1% della ricchezza globale. E’ sufficiente questo dato, a mio parere, per provocare incredulità sui possibili benefìcii insiti nell'attuale modo di concepire la globalizzazione.



Il periodo geologico (Olocene dell’era Quaternaria) nel quale attualmente viviamo è stato definito Antropocene (definizione del premio Nobel Paul Crutzen) per meglio indicare la consapevolezza, ampiamente accettata negli ambienti scientifici, circa gli effetti del nostro intervento distruttivo nei confronti degli ecosistemi. Le guerre ne sono la forma più aberrante, nonché la causa prima di ogni rovina. Ebbene, dal momento che gli ecosistemi inglobano le attività umane e le organizzazioni sociali, è l’evoluzione della vita nelle sue diverse forme che è messa in gioco.
Se il nostro pianeta è tormentato da crisi economiche, finanziarie, ambientali, alimentari e di combustibili, è evidente che ne siamo i principali artefici, tanto quanto potremmo esserlo per un cambiamento di rotta, atto a correggere i mali finora prodotti. Ciò sarà possibile, a condizione che si segua la ‘logica della vita’.
L’utilità di una messa a fuoco delle principali direttive da seguire appare dettata, pertanto, da necessità. Per un cambiamento epocale della società, infatti, è indispensabile trasformare innanzitutto il nostro modo di concepire la vita associata partendo dai suoi fondamenti, ovvero dal diritto alla vita, principio già sancito nella Carta dei diritti umani, ma che non può essere scisso dal dovere del rispetto della vita di ogni essere vivente, fatto proprio il concetto di ‘radicamento’.
Tale concetto assume ampiezza di significato, che definirei materioetico, in quanto rimanda sia alla natura corporea di noi viventi tra i viventi sia alla necessità del pensarci viventi in simbiosi con gli altri esseri, pena l’estinzione della stessa vita sul pianeta terra.
Sancire nuovi principi regolativi fondanti una Filosofia per la vita sta ad indicare la volontà di ricercare, nella più ampia condivisione possibile, comportamenti e azioni comunitarie oneste e rispettose delle diverse esigenze vitali di tutti gli esseri (aggiungo, nello spirito bruniano) conosciuti e conoscibili.


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Bozza per l'elaborazione di una Costituzione dei viventi
(si è invitati ad aggiungere articoli o ad elaborare modifiche ai seguenti)

Art. 1- la vita è uguale per tutti
Questo primo punto (che prendo in prestito dal linguaggio giuridico per la sua evidente pregnanza fondativa) si fonda sulla comprensione del flusso inesauribile di cui è capace la natura, la quale manifesta, all’attento osservatore, una portentosa forza creativa, una costante capacità di adattamento e una fonte inesauribile di energia, tre doti, scientificamente sancite, necessarie affatto a tutti i viventi, di cui pure essi diversamente sono dotati e che esplicano in modalità differenti, eleggendo il principio della diversità a valore primario della vita; a queste doti si accompagna la comune esperienza del dolore:  “Siamo tutti  soggetti al dolore. Il dolore è dolore sia esso inflitto all’uomo o alla bestia” ( 1776 Humphrey Primatt, teologo anglicano)
Art. 2 - realizzare soluzioni armoniose, nel rispetto delle vite
I sistemi socio-politici ed economici dovrebbero svilupparsi secondo il concetto dell’armonia. La globalizzazione non dice più di tanto al mio sentire la vita, dal momento che credo non risolva né tanto meno comprenda la vita di tutti gli esseri viventi, ma piuttosto ingloba, entro lo schema umano dei monopoli, con pochi attori dominanti, ogni realtà, allo scopo di trarre per quei pochi sempre maggiori profitti.
Le dispute tra partiti, ad esempio, acquisterebbero un senso se attivate sul piano di un comune senso di giustizia e di parità sentite, aggiungo, in quanto essenziali alla vita e non come meri principi giuridici;
 
Art.3 -ascoltare e lavorare anche per “l’altra parte” affinché non esistano gli oppressi
Tutti gli esseri, umani e animali, a prescindere dalle loro differenze, hanno in comune un bisogno essenziale: ricreare la loro esistenza. Affinché questo bisogno possa essere sempre più ampiamente soddisfatto, sono necessarie la pace e la giustizia sociale, attuabili soltanto nel riconoscimento e nell’ascolto dell’altro e dell’ “altra parte”, ovvero, dei vinti, degli oppressi e degli ultimi, tra cui gli animali, disprezzati e sfruttati da molti, ma più preziosi dell’oro agli occhi di Dio e dell’autentico sapiente (v. S. Weil, di Gabriella Fiori ed.Garzanti).
Si avverte il bisogno impellente che la politica reinventi il proprio linguaggio, riveda la propria visione del mondo, adeguando l’azione al bene di una comunità allargata, quella che i tempi e le esigenze della  mondializzazione richiedono. L’ascolto diviene, pertanto, il principale motore dell’azione politica, poiché i partiti dovrebbero divenire i portavoce delle diverse esigenze dei cittadini e nel rispetto di tutte le specie viventi, non altro che questo;

Art.4- prendersi cura della natura, perché nella natura risiede ogni cura
Nessun essere in natura è marginale. Dall’antichità abbiamo ereditato medicamenti portentosi scoperti dal trattamento delle piante, ancora oggi validissimi per la cura di molte patologie. Con ciò non si vuole disconoscere il progresso raggiunto nel campo della farmacologia, che pure utilizza su vasta scala principi attivi naturali, sebbene rivalutarne l’efficacia il più possibile sul piano della bioetica, grande conquista filosofica del secolo scorso, di ispirazione laica (ad opera dell’oncologo Van Rensselaer Potter, 1970).
Innanzitutto occorre battersi per abolire definitivamente la sperimentazione sugli animali. E’ una crudeltà inammissibile, priva inoltre di utilità e di veridicità, ma ancora largamente praticata, nonostante le continue innovazioni tecnologiche garantiscano oggi altissimi livelli qualitativi e di affidabilità. Sappiamo tutti delle "Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate" (Legge 20 luglio 2004, n.189)? Ciò nonostante, violenze e vere e proprie torture sono motivate dagli scienziati come “mali necessari”, abusato concetto che si trova alla base della propaganda giustificazionista di tante guerre, passate e presenti.
Se poi ci accostiamo alla naturopatia, al rispetto delle biodiversità, alla blu economy e a ogni studio e attenzione oggi rivolto alla tutela dell’ambiente, non si può che ritenere superato il pregiudizio specista, ovvero di discriminazione sulla base della specie di appartenenza: esso equivale, di fatto, al razzismo riguardo alla razza. (v. Meccanismi psicologici alla base della violenza nei confronti degli animali di Annamaria Manzoni).

Art.5- trasformare tutti i luoghi di detenzione in luoghi di accoglienza e cura


Per tutti gli esseri viventi la reclusione, in ogni sua forma, è una delle torture più atroci. Privare un altro essere della libertà di decidere della propria vita, qualsiasi sia la specie di appartenenza, è un grave atto di vigliaccheria. Anche a coloro i quali hanno commesso crimini, e devono giustamente scontare una pena detentiva, è necessario assicurare (durante lo stato provvisorio stabilito dalla legge) tutto quanto è necessario per condurre una vita dignitosa e programmata secondo itinerari rieducativi e di reinserimento sociale (come previsto dall' art 27 della Cost. it.). 
Un progresso civile e sociale, pertanto, non può essere disgiunto dalla totale abolizione dei luoghi di segregazione, a scopo preventivo o temporaneo (sedicenti centri di accoglienza per immigrati, strutture per anziani o disabili ove non è praticata la cura nel modo dovuto, canili municipali, allevamenti intensivi, macelli e ogni altro luogo dove si pratica tortura e repressione della dignità degli esseri) e dalla riconversione di questi siti in ospedali e dimore accoglienti, nei quali umani e animali possano risanare, aiutati da personale esperto, e affrontare la vita  autonomamente nel migliore dei modi.

Art. 6 - Scelta della morte e non pena di morte
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  Un dato fa riflettere
Le donne sono da sempre propugnatrici della Filosofia per la vita, per il semplice fatto che sono costruttrici di vita. Il genere maschile, naturaliter, ha  molto da imparare riguardo alla vita. Ad eccezione dei suoi difensori, cui va riconosciuto il primato di una geniale sensibilità - tra i quali va ricordato sicuramente Henry Syephens Salt (1851- 1939) difensore dei diritti degli schiavi, delle donne, dei bimbi, di tutti gli oppressi, al di là delle differenze di razza di sesso e di specie - la maggioranza del genere maschile, pur amando la vita, o almeno dichiarandosi pronto a difendela, esercita di fatto sul mondo il proprio pre-dominio, grazie al quale non solo si comporta da “cattivo allievo” ma, furbescamente, tende a formare educatori a sua immagine (v. La razionalità femminile unico antidoto alla guerra di Angela Giuffrida ed.Bonaccorso; e Vegetarianesimo e femminismo in Carol J.Adams).

Un dato fa sperare
 Alla Filosofia per la vita è orientato il pensiero di sempre più numerose donne e uomini in ogni parte del mondo, ovvero, di quanti impegnano le proprie eroiche energie per realizzare il bene-essere dei viventi.

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