Il titolo di
questo blog è particolarmente pregnante perché mette in bella evidenza l’unica
risposta efficace alla crisi, ormai irreversibile, del sistema di pensiero
dominante. Perché tale crisi non approdi ad un punto di non ritorno,
travolgendo l’intera specie, nel mondo deve operare una ragione
comprensiva in grado di capire e quindi di contenere
la vita nelle sue infinite, varie e variabili manifestazioni. Sono le
donne, ormai si sa, ad aver sviluppato una ragione siffatta grazie alle
esperienze riproduttive e di cura, di cui gli uomini ignorano l’alto valore
cognitivo perché, semplicemente, non riconoscono nel corpo vivente la fonte di
ogni possibile conoscenza. Lo considerano anzi, a causa dell’affettività che lo
caratterizza, un ostacolo al pieno dispiegarsi delle più alte qualità umane che
una ragione scorporata svilupperebbe magicamente, in piena autonomia, non si sa
come né perché.
La mente è,
invece, un’emergenza dell’organismo biologico capace di trasformare
l’esperienza in conoscenza proprio perché senziente. Lungi dall’essere un
fastidioso residuo animale da superare, l’affettività è ciò che ci rende esseri
pensanti. Ma perché il pensiero si sviluppi in direzione di una
razionalità funzionale alla vita, l’unica degna di chiamarsi tale, è necessario
che sia nutrito da esperienze idonee a produrre, in uno allo sviluppo di
adeguate conoscenze sui viventi, l’evoluzione dell’affettività. Esercitandosi
in una dimensione che misconosce le concrete radici vitali, il pensiero
maschile si è precluso uno sbocco
autenticamente razionale. Non è un caso che il carattere distintivo
delle comunità androcentriche sia proprio una diffusa e pervasiva
irrazionalità. Dove essa conduca la specie non è cosa difficile da capire se si
conviene che la capacità di pensare correttamente, attraverso un costante
confronto con la realtà, è ciò che permette a tutti i viventi di sopravvivere.
D’altronde alla fine di un percorso che deprezza e dimentica la vita non può
che esserci l’annullamento della vita stessa.
La malattia
mortale dell’uomo, quella che gli fa cogliere la vita solo attraverso la sua
riduzione ad idea e legittima i tentativi di far rientrare il reale nel collo
di bottiglia delle sue rigide categorie, potrà essere superata quando egli
capirà il valore della propria natura corporea. La ragione femminile può
riuscire nell’intento riportando al centro della riflessione e dell’agire della
specie l’organismo vivente, l’unico autentico miracolo
che ci è dato di esperire e conoscere.
A. Giuffrida è autrice di:
Il corpo pensa, Prospettiva ed.
La razionalità femminile unico antidoto alla guerra - Bonaccorso ed.
Nessun commento:
Posta un commento